Nasce a Milano, città dove e vive e abita, si laurea in Architettura presso il Politecnico di Milano. Il suo lavoro di ricerca fotografica è incentrato sui luoghi, sul paesaggio urbano e sui dettagli che cerca nella vita di tutti i giorni. Scatta con ogni mezzo, non ha particolari preferenze tra il digitale e l'analogico. L'architettura è solo un punto di partenza, il distacco dal mondo e da se stessi è la principale prerogativa per riuscire ad ottenere ciò che si immagina.

Mostre collettive selezionate:

Nutrimento urbano, fondazione Bracco, Milano (2015),
Gea. It’s a (wo)man's world, Fondazione Bracco, Milano (2015),
Liquid rooms, Ca' Zanardi, Venezia (2015),
Borders and disorders, Venice Art House gallery, Venezia, (2015),
Impossible landscapes, Glenda Cinquegrana Art Consulting, Milano (2015)
Paratissima12, Torino esposizioni, Torino (2016)

Oblivion, Vittoria, RG (2017)

Oblivion, Comiso, RG (2017)

Insulae, il frantoio, Capalbio GR (2018)

02 scali ferroviari, galleria Tulpenmanie, Milano (2018)

Mostre personali:

99 luftballons, Key Gallery, Milano (2016)

La città disintegrata, Rebus con cucina, Milano (2017)

Una mostra negativa, La camera chiara, Milano (2017)

Installazioni:

"La città contemporanea", Closer#19 Tin Man in collaborazione con Maivideo & Malombra, circolo culturale Masada, Milano (2017)

"la storia dei magazzini", Clubber confession Kerri Chandler in collaborazione con Club nation, Magazzini Generali, Milano (2018)

7 possibilità per fare cultura, Tempio del futuro perduto, Milano (2018)

Azione urbana, scalo di porta romana, Milano (2018)

Presentazioni Fanzine:

"Il linciaggio è vuoto", Biblioteca di Affori, (2018)

"Milano è eccentrica", Biblioteca di Zara, (2018)

Il suo lavoro di ricerca fotografica inizia nel 2015 con la sua visione utopica della città attraverso delle fotografie realizzate con delle multiesposizioni digitali, da qui nasce la serie “metropolis urbane” e “metropolis veneziane”. Questa serie di fotografie vengono esposte nello spazio folli 50 durante il fuorisalone (aprile 2015), a Venezia presso Ca’ Zanardi nella collettiva Liquid rooms, successivamente sempre a Milano nella collettiva Impossible landscapes con Francesco Cianciotta, Giovanni Guadagnoli, Cosmo Laera e Francesco Nencini, presso lo spazio di Glenda Cinquegrana, nella personale Metropolis Urbane/la città disintegrata presso il bar rebus durante il fuorisalone (aprile 2017) e nella collettiva Insulae presso il Frantoio di Capalbio nel 2018.

 

Metropolis urbane:

Ispirata alla celebre pellicola di Fritz Lang, questa serie fotografica ci riporta ad una visione della città che, attraverso il gioco sapiente delle esposizioni multiple, scompone e ricompone lo skyline urbano in composizioni che, in bilico fra l’astratto e il concreto, si richiamano alle avanguardie futuriste e italiane e agli esperimenti pionieristici nel campo della fotografia del secolo passato. (Glenda Cinquegrana)

 

Sempre nel 2015 presso folli 50 partecipa alla colletiva Gea, it’s a (wo)man’s world presentando l’opera “No Identity”, con Valentina Albanese, una sua visione della donna contemporanea:

Un progetto che nasce dall’idea di identità velata, nascosta. Viviamo in un mondo portato alla ricerca dell’individualità e dell’auto-referenzialità della persona, dell’io virtuale. La donna della “No identity” è una donna privata del proprio volto, del proprio corpo, decostruito e liberato da ogni canone di linearità estetica. Senza corpo, senza volto, la donna è comunque anima ed elemento generatore di vita.

 

Con il progetto “La città disintegrata” prosegue quella ricerca sulle utopie architettoniche utilizzando la tecnica delle multiesposizioni utilizzando una vecchia lubitel su medio formato, il lavoro viene presentato presso la fiera “paratissima 2016” a Torino e successivamente nella personale presso “Rebus con cucina” durante la settimana del fuorisalone nel 2017.

 

La città disintegrata:

La città disintegrata è un insieme di immagini che riflettono il passaggio dall'architettura, attraverso l'essere fino ad arrivare ad nuovo concetto di spazio. L'utopia e la creazione compositiva rispecchiano la mente e il tempo. Come nei paesaggi evocati dall'espressionismo tedesco la città è il punto di ispirazione, l'archetipo è la base per un nuovo linguaggio formale postmoderno.

 

Nel 2016 si trasferisce per un breve periodo a Berlino e da quella esperienza nasce la mostra “99 luftballons” la sua prima personale presso la galleria Key Gallery a Milano.

Luca ci regala un doppio sguardo su Berlino, da una parte facciate di palazzi abitati, che diventano tessuti e trame, nuove cattedrali postmoderne che si stagliano contro il cielo e promettono di sopravviverci, dall’altra luoghi dismessi, eterotopie, non luoghi che ribaltano le logiche comuni e diventano spazi irreali e sovrapposti, dove il fotografo, appostandosi con pazienza, cerca di cogliere i segni di un passaggio. Come nei condomini e nelle isole di cemento di Ballard, quello che resta ci suggerisce storie di fughe, di vite diverse, di vite immaginate, nella schizofrenica confusione di sonno e veglia; quello che resta è un rullino non sviluppato, di foto scattate (forse) a Bernauer Strasse, il ricordo di un viaggio (mentale) a Berlino. I 99 palloncini della canzone di Nena, liberati nel 1983 durante un concerto dei Rolling Stones a Berlino Ovest, sembravano un’astronave, ma avevano la stessa forma a Berlino Est?

​I believe in the forgotten runways of Wake Island, pointing towards the Pacifics of our imaginations.
(J.G.Ballard)

 

L’Associazione culturale MPGART di Vittoria promuove ed organizza la prima edizione di “Oblio”: collettiva di arte contemporanea. Per questa collettiva realizza l’opera “Oblivion

Ho immaginato uno spazio molto buio, con delle piccole fessure di luce. Mi sono sentito rinchiuso in questo oblio e ho cercato di vedere attraverso la luce cercando la verità, la conoscenza di me stesso. La rappresentazione di questa oscurità parte dal concetto del mito della caverna, l’uomo si sente imprigionato ma anche al sicuro all’interno del suo oblio. Cerca di intravedere qualcosa al di fuori ma è restio a raggiungere l’uscita, la situazione rassicurante lo porta a rendersi immobile e ad aggrapparsi ad una condizione permanente.

La condizione viene espressa come critica all’uomo che, nella società contemporanea, vive di ciò che si è creato nel tempo o di ciò che il tempo e le situazioni gli hanno offerto e quando trova una situazione di stabilità si aggrappa con tutte le forze senza capire se quella situazione è proprio quello che stava cercando o solo un modo per non andare oltre.

 

Una mostra negativa“ è la sua terza personale realizzata presso “la camera chiara” durante il photofestival del 2017:

Dodici pose, quattro totem con altrettanti scatti in negativo. L’opera di Luca Scarpa è un’indagine fotografica sul significato più profondo dello scatto. Una visione di ciò che la fotografia è nella sua essenza, nel momento in cui viene impressa nella pellicola. Azione, geometrie, incroci e dialettica. Queste le quattro tematiche affrontate: in negativo e in positivo esse sono in costante dialogo con lo spettatore; ciò che esiste nel pensiero e nella gestualità diventa reale nello scatto e nella stampa.

I quattro totem-scultura sono delle piccole torri, delle architetture all’interno dello spazio dalle cui finestre si può intravedere il significato della fotografia.

 

Nel 2017, in corso di realizzazione il progetto dal titolo "Sentirsi a casa" con i ragazzi migranti della cittadella di Aosta e in collaborazione con Matteo Bontempi e Manuel Lamonica. Il progetto analizza il tema del sentirsi a casa utilizzando come medium delle macchine fotografiche analogiche usa e getta. Sempre in corso di realizzazione il documentario "Milanoccupata" in collaborazione con Matteo Bontempi e Jacopo Panfili, un progetto che analizza la situazione degli spazi occupati a Milano, percorrendo temporalmente le varie fasi di cambiamento estetico e funzionale degli spazi.

Collabora con il circolo culturale Masada presentando l'installazione "La città contemporanea" in collaborazione con Maivideo & Malombra durante il pomeriggio elettronico organizzato dai ragazzi di Closer in occasione dell'esibizione di Tin Man.

 

Tra le architetture dismesse, il suono greve e cangiante della notte , tra le note deliranti e le luci soffuse, tra il bianco e nero saturo di pellicole scadute e infiniti corridoi illuminati a giorno. Un viaggio tra le vecchie fabbriche multiesposte e rumori di macchine le quali ci conducono ad un unico archetipo: la città contemporanea.

 

Inizia nello stesso anno un progetto di 10 fanzine, utilizzando il suo archivio fotografico degli ultimi 4 anni e indagando il tema dello spazio urbano in tutte le sue forme, la prima fanzine dal titolo “il linciaggio è vuoto” in uscita a fine 2017:

Photozine che indaga il passaggio tra il reale e il virtuale, lo spazio delimitato dallo sguardo, le forme urbane rievocate nel suo trascorso berlinese, il senso di quella linea che congiunge più universi, l’essere al centro di quella visione negativa ma a volte essenziale.

Nel mese di gennaio del 2018 realizza un'istallazione per i magazzini generali ripercorrendo la storia dello storico locale milanese, la sua opera "la storia dei magazzini" viene presentata durante l'esibizione dell'artista Kerri Chandler.

“Una vecchia fabbrica ristrutturata, una zona che ha ancora visibili i prospetti di quell’industria che ormai non esiste più. I magazzini generali da ieri ad oggi, in un complesso di relazioni con il quartiere che prende vita alla fine degli anni 90 e continua a modificarsi negli anni. Rimane sempre la vecchia facciata della fabbrica, generatrice di musica ed eventi, come ieri anche oggi.“

 

Sempre nel mese di gennaio viene innaugurata la mostra "Oltre le parole - sentirsi a casa" a conclusione del progetto iniziato nel 2017 presso la cittadella dei giovani di Aosta.

Realizza inoltre un'installazione presso il Tempio del futuro perduto, spazio riqualificato dai ragazzi di intellighenzia elettronica presso la fabbrica del vapore. L'opera intitolata "7 possibilità di fare cultura" indaga l'essenza degli spazi abbandonati e occupati presenti nella città di Milano, dei piccoli punti luce mettono in risalto le possibilità future, mentre un'enorme stampa di oltre 3 metri mezzo di altezza suggerisce una di quelle possibilità.

Nel 2018, in corso di realizzazione il progetto "laMilanoAltra" in collaborazione con il collettivo Lume, un progetto che indaga gli spazi abbandonati e occupati di Milano attraverso rappresentazioni fotografiche e installazioni in vari luoghi della città. Vengono pubblicate due fanzine "01 Riozzo" fanzine fotografica che indaga la situazione della ex fabbrica Saronio, complesso nato nel periodo fascista e che dal 43 al 45 produsse armi chimiche. La fanzine "02 scali ferroviari" invece tratta il tema degli scali abbandonati di Milano, in particolare lo scalo farini, scalo porta romana e scalo lambrate. Un lavoro che viene esposto presso la galleria Tulpenmanie e che sfocia, durante la ricerca, nell' Azione urbana presso lo scalo di Porta Romana.

"Scalo ferroviario di Porta Romana, 216.614 metri quadri abbandonati, deposito di rifiuti a cielo aperto, polmone immenso di una città che sembra essersene dimenticata.All’interno abbiamo trovato una casetta semidistrutta e abbiamo voluto chiuderne le mura, congelarla in qualità di ultimo testimone di ciò che non esiste più.Al suo interno vive il ricordo di una città distrutta dal suo stesso sviluppo. Tre lapidi campeggiano nel piccolo giardino davanti all’ingresso.Lì riposano in pace il BOSCO ORIZZONTALE, il BENE COMUNE URBANO e il DIRITTO ALLA CASA."

A maggio 2018 pubblica la sua seconda fanzine dal titolo "Milano è eccentrica", definita dal fotografo: "un viaggio di amore e odio per una città dalla quale ancora non sono riuscito a staccarmi." In seguito, partecipa al progetto [a-ló-ne] pubblicando la fanzine n.20, nella quale interpreta la sua visione di solitudine partendo da un'immagine del muro di Berlino fino ad arrivare ad un'immagine rubata del museo ebraico di Praga.

Partecipa poi alla collettiva dal titoto "Insulae Metafora contemporanea" a cura di Marco Delogu & Dimitri Angelini presso IL FRANTOIO a Capalbio (GR)

Opere di: Dimitri Angelini, Michele Ardu, Jacopo Benassi, Nicola Cariati, Giacomo De Carolis, Marco Delogu, Francesco Diluca, Mohamed Keita, Kivuthi Mbuno, Francesco Minucci, Pietro Pasolini, Paolo Pellegrin, Carlo Rispoli, Luca Scarpa, David Schivo, Armando Tanzini.

"Scarpa scompone le immagini di palazzi creando così nuove realtà che possono essere lette, seconda dello spettatore, come danze leggiadre o cupi vortici. La ripetizione di una immagine si fa metafora della vita quotidiana fatta di stessi momenti, di situazioni frenetiche fatte di stessi gesti. La vita nelle metropoli è questo contrasto. L’unicità, in qualche caso l’isolamento, sono rappresentati in questo festival anche attraverso lavori non fotografici."

A giugno 2018 nasce una collaborazione artistica con l'artista del movimento Madì Italia Elisabetta Cornolò, la quale realizza un'opera scultorea partendo da una sua foto, "La città disintegrata #3"

museo maccagno. Le due opere vengono poi esposte nel museo civico Parisi Valle di Maccagno.

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