Oltre le parole sentirsi a casa

un progetto di Manuel Lamonica, Matteo Bontempi e Luca Scarpa

Diffido dell’incomunicabile: è la radice di ogni violenza, Jean Paul Sartre

La comunicazione verbale, seppur la più esplicita, è spesso imbrigliata da vincoli indotti dalle proprie esperienze, dalla propria indole, dal contesto sociale in cui si vive. Parlare esplicitamente di se stessi può essere difficile se si è convinti che nessuno sia disposto ad ascoltare o che non si verrà compresi neppure da chi è più vicino. Farsi conoscere davvero dagli altri costa una fatica che non sempre si è pronti a sostenere. Il rischio è di vivere in una realtà in cui regna l’incomunicabilità, dove l’umanità dell’individuo è incatenata, poiché gli è impedita la piena realizzazione mediante la
condivisione di se stessi con gli altri. Ci vuole poco a sentirsi estranei a ciò che ci circonda, ritrovandosi così “forestieri della vita”.
 

Per chi poi forestiero lo è per davvero, sradicato o fuggito dalla propria terra, questa condizione è ancora più ardua, poiché non ha neppure l’accesso allo strumento principe di comunicazione, laparola. La differenza linguistica si presta così a diventare ostacolo all’integrazione, creandoisolamento, emarginazione, ghetto.

 

Tuttavia, la parola non è l’unico sentiero del comunicare: si può tentare di scavalcare le muradell’incomunicabilità ricorrendo all’arte, non necessariamente codificata e per sua naturaesprimibile attraverso il linguaggio universale delle emozioni. In particolare la fotografia, grazie allasua immediatezza, diventa uno strumento facilmente accessibile per veicolare il proprio io,proponendosi come alternativa alle parole.Con questa possibilità di condividere il proprio sguardo con qualcun altro e di capire quello altrui,oltre le parole, c’è speranza di non sentirsi soli ma accolti, compresi, partecipi di una collettività chenon ha i confini della propria terra d’origine. In qualche modo sentirsi a casa.

Il progetto

Sulla base di queste riflessioni è nato il progetto Oltre le parole sentirsi a casa, che propone diinterrogarsi sul significato del sentirsi a casa e del non sentirsi a casa mediante la fotografia.

 

Si tratta di una ricerca individuale il cui obiettivo ultimo è identificare, fotografando oggetti, luoghi,persone, abitudini, momenti, ciò che ci fa stare bene e ciò che non ci fa stare bene. E grazie all’acquisita consapevolezza, aspirare a migliorare la propria condizione.Una ricerca che può trasformarsi in collettiva: riconoscendo nell’insieme di punti di vista diversi epersonali un pensiero condiviso, creando uno spazio di riflessione e di confronto non solo con sestessi ma anche in relazione agli altri.

 

Lo strumento utilizzato per intraprendere questa ricerca è la macchina fotografica analogica, neltentativo di indurre a riflettere con più attenzione prima di ognuno dei 27 irreversibili scatti.Per consentire la massima possibilità di espressione ogni partecipante ha potuto scegliere tra:

• una macchina usa e getta con pellicola bianco e nero HILFORD HP5, 400 ASA,

• una macchina usa e getta con pellicola a colori AGFA LeBox FLASH, 400 ASA.

 

Il progetto ha coinvolto una ventina di ragazzi, tra studenti del liceo Bérard e richiedenti protezioneinternazionale accolti dalla Cooperativa EnAIP VdA. La loro partecipazione non è stata soggetta aregole se non quella di aver compiuto la maggiore età, così come non sono stati vincolati in alcunmodo né i soggetti né le modalità di esecuzione delle fotografie.

La mostra

L’esposizione è il frutto di un articolato e fruttuoso lavoro di incontri, riflessioni, scambi che è duratoquasi un anno intero

.

Si articola in diverse parti:

 

• Gli scatti: è una selezione delle foto effettuate dai partecipanti, il vero cuore della mostra.Accanto ad ogni singola foto la didascalia riporta le parole con cui il suo autore ha volutospiegare il legame con il tema proposto.

 

• I ritratti: sono le foto che i ragazzi si sono scattati a vicenda durante il primo incontro delprogetto, con le quali si sono presentati tra loro e oggi si presentano al pubblico dellamostra.

 

• La mappa: è la rielaborazione di ciò che è emerso dagli scatti, il risultato della ricercacondivisa dei partecipanti, suggerita dalla numerosità delle foto della città di Aosta. Il sentirsi a casa non si limita alle mura della propria abitazione e alla cerchia dei propri affetti, ma allarga i suoiconfini alla città in cui si abita: la ricerca ha istintivamente portato i ragazzi a comportarsi dacittadini, coloro che non solo abitano un luogo, ma lo trasformano, individuando della propria cittàgli aspetti positivi e negativi, così vivendola e rendendola a sua volta viva.

 

• La postazione digitale, che permette di consultare interattivamente la cartina di Aostaritrovando gli scatti dei ragazzi relativi alla città, già presenti sulla mappa fisica, e le rispettivedidascalie, presenti sul muro principale.

In Caffetteria di Cittadella dei Giovani è possibile vedere tutta la mostra, mentre alcuni scatti sonoesposti nei seguenti locali di Aosta: Caffé du Vélo, Espace Populaire, Laboratorio Latini..

“Oltre le parole sentirsi a casa” è un progetto di Matteo Bontempi, Manuel Lamonica, Luca Scarpa,realizzato nel quadro del Laboratorio interculturale permanente della Cittadella dei giovani grazie alsostegno di Cittadella dei giovani e della Cooperativa EnAIP Vallée d’Aoste, in collaborazione congli studenti del Liceo linguistico Eduard Bérard di Aosta e i richiedenti protezione internazionale accolti dalla Cooperativa EnAIP Vallée d’Aoste.

 

Un sentito grazie a Tiziana Gagliardi, Enrico Montrosset, Elda Tonso, Elisa Veronesi, AnnalisaBuonocore.

 

Ai ragazzi che hanno preso parte al progetto: Abraham GODSPOWER, Akhere OKAKA, AlexiaMARTIS, Amadou DIATTA, Antonela BARDHOKU, Austin EKOS, Bacary KAMARA, ChucksFRANCK, Daniele POLIMENI, Francis EBUNDONIHIA, Godspower UWAGUE, JeremiahOKOUGHENU, Kelly AKUBEZE, Manuela TRIPODI, Mattia IERARDI, Mbay GAMBI, OgheneroVICTOR, Osagie AGHAYERE, Sara GRACEFFA, Wandifa KONTA.A René Cuignon e Giovanna La Pegna – Café du Vélo, Federica Pozzi – Espace Populaire eMichela Latini – Laboratorio Latini.

© 2023 by Peter Collins. Proudly created with Wix.com

  • Facebook Social Icon
  • Twitter Social Icon
  • Flickr Social Icon
  • Instagram Social Icon
  • Tumblr Social Icon
  • Vimeo Social Icon
This site was designed with the
.com
website builder. Create your website today.
Start Now